Era un libro giallo che attivava l’occhio nella piccola ma ricca libreria dello studio di yoga in cui lavoro. “Devi leggerlo assolutamente, visto che t’interessa la nutrizione” mi ha detto Mara. Così mi sono decisa a comprarlo e a leggerlo durante le pause. Ne è valsa la pena!

Nonostante la copertina “scandalistica” è un libro davvero interessante e complementare alla mia formazione molto “classica” di coach in nutrizione (vedi il mantra che ci ripetevano: “tre porzioni di latticini al giorno sono fondamentali”).

Di cosa parla the China Study? In breve dimostra come le proteine animali siano dannose per il nostro organismo e mostra i molteplici benefici di una dieta a base di alimenti naturali vegetali. No, non l’ha scritto qualche hippie sopravvissuto o qualche appannato guru che vive in eremitaggio. Lo scrittore è un ricercatore statunitense (coadiuvato dal figlio), cresciuto in una fattoria e convinto che la dieta occidentale ricca di latticini e di carne fosse la dieta migliore possibile.

Ho pensato di darvi una panoramica dei temi trattati in questo post (Part I) e poi in un altro articolo (part II) riassumerò i consigli pratici che i Campbell (gli autori)raccomandano.

Una delle prime frasi del libro mi ha subito colpito: “una buona dieta è l’arma più potente di cui disponiamo conto la malattia”.

Campbell cita i dati degli Stati Uniti (ma la situazione è facilmente traslabile anche qui in Europa) e parla della spesa di un sistema sanitario che ha sempre più bisogno di fondi e del fatto che ci si ammala sempre più. Iniziano a comparire anche in giovane età di malattie che di solito apparivano in età più avanzata, come, ad esempio il diabete. Sempre più spesso ne sono vittime bambini e ragazzi.

Cancro e assunzione di proteine

Un primo dubbio sulla bontà delle proteine animali Campbell l’ha avuta durante un progetto su scala nazionale nelle Filippine in cui coordinava l’assistenza tecnica. Lo scopo era porre fine alla malnutrizione infantile assicurandosi che i bambini ottenessero quante più proteine possibili per crescere forti e sani. Tuttavia analizzando i dati è emerso che i bambini la cui dieta era più ricca di proteine erano quelli che avevano una maggior probabilità di ammalarsi di cancro al fegato. Perplesso di fronte a quel dato, Cambpell decise di analizzare il ruolo dell’alimentazione, e soprattutto delle proteine, nello sviluppo del cancro. Era importante capire se e come le proteine potessero favorire questa malattia.

I bambini filippini sviluppavano il cancro a causa dell’aflatossina, una sostanza cancerogena che assumevano mangiando il burro di arachidi contaminato. Le diete a basso contenuto di proteine inibivano la formazione del cancro da parte dell’aflatossina e inoltre bloccavano sensibilmente la crescita del tumore una volta che esso cominciava a espandersi. Dunque gli effetti cancerogeni dell’aflatossina venivano resi irrilevanti da una dieta a basso contenuto proteico. Si poteva controllare la crescita del cancro semplicemente modificando il livello di proteine assunte!

I bambini che si ammalavano di tumore al fegato appartenevano alle famiglie più ricche che seguivano una dieta di modello “occidentale” ricca di carne. Consumavano molte più proteine dei loro coetanei poveri ma invece di crescere sani e forti si ammalavano di cancro!

Durante lo stesso periodo in una sconosciuta rivista medica apparve una ricerca indiana che evidenziava gli stessi effetti: più la dieta era ricca di proteine più i soggetti si ammalavano di cancro. Questo contraddiceva quello che tutti pensavano e ancora oggi molti pensano: una dieta ad altro contenuto proteico non è in relazione con il cancro.

Le ricerche hanno anche mostrato che la caseina, che costituisce l’87% delle proteine del latte vaccino, favoriva tutti gli stati del processo tumorale. Un duro colpo per me (amante del latte e del formaggio) e per l’immaginario collettivo: quante volte ci è stato detto che per crescere sani con delle ossa forti dovevamo bere il latte? (cfr anche durante la mia formazione come coach in nutrizione).

Proseguendo la ricerca è emerso che i soggetti che si nutrivano prevalentemente di cibi di origine animale erano quelli più a rischio di ammalarsi di malattie croniche: varie forme di cancro, salute delle ossa e dei reni, disturbi visivi e cognitivi in età avanzata, eccetera. Tutte queste malattie sono fortemente influenzate dall’alimentazione. Una dieta di cibi naturali e vegetali è capace di fare retrocedere e/o prevenire queste malattie. Questo anche per quanto riguarda le patologie che si ritengono dovute a predisposizione genetica. E questa è una buona notizia 🙂

Cancro, diabete e obesità sono mali ormai diffusissimi e in aumento (l’Unione Europea qualche anno fa ha dichiarato l’obesità una malattia). Due cause su tutte: mangiamo fuori casa sempre più spesso e, soprattutto per il pranzo, più è fast meglio è. Secodo fattore: siamo fisicamente molto meno attivi. Obesità e diabete sono anche sintomi di cattiva salute in generale: spesso non si presentano da soli ma accompagnati da altri problemi di salute come le cardiopatie, il cancro e l’ictus.

Il sistema sanitario, così com’è strutturato attualmente, non è in grado di essere all’altezza delle sue promesse ed è costosissimo da mantenere. Un modo perfetto per migliorare le cose e ridurre i costi sarebbe quello di puntare sulla prevenzione attraverso l’alimentazione. Mangiare nel modo giusto non solo previene la malattia ma genera anche la salute e un senso di benessere sia fisico che mentale.

Inoltre una migliore salute, causerà un minore consumo di farmaci eliminando così anche i fastidiosi e dannosi effetti collaterali.

Tre stadi di cancro

Questa malattia procede attraverso tre stadi: iniziazione, promozione e progressione.

Usando una metafora, l’iniziazione si può paragonare alla semina, la promozione quando l’erba inizia a crescere e la progressione quando l’erba sfugge completamente al controllo, invadendo il vialetto di accesso, le aiuole e il marciapiede.

Il consumo di proteine influisce enormemente in queste fasi.

La fase più pericolosa durante lo stadio d’iniziazione del cancro accade quando la sostanza che crea il cancro si lega al DNA, alterandolo e creando la possibilità che altre cellule cancerose si sviluppino. Un’alimentazione a bassa assunzione di proteine animali può prevenire questo pericoloso legame. Continuando a usare la metafora usata prima potremmo dire che una dieta a basso contenuto proteico può ridurre i semi nel nostro prato canceroso.

Nella fase di promozione si è notato che lo sviluppo dipende molto di più dal livello di assunzione delle proteine che al grado di esposizione iniziale al cancerogeno. La crescita dell’erba poteva quindi essere aumentata o diminuita solo variando la quantità di proteine.

Una dieta a basso contenuto proteico può annullare l’effetto cancerogeno di una sostanza dannosa potentissima, come ad esempio l’aflatossina.

Tutti questi esperimenti erano stati effettuati in laboratorio, servivano quindi delle conferme ottenute da soggetti umani e grazie a un fortunato incontro con il dott. Junshi Chen, a Campbell fu data l’occasione di verificare le sue teorie su soggetti umani.

 

The China Study

Negli anni ’70 del Novecento il premier Cinese Chou En-lai stava morendo di cancro. Nella fase terminale della malattia diede avvio a un’indagine nazionale per raccogliere le informazioni su una patologia che allora non era ben compresa. Sarebbe diventata un’enorme ricerca sui tassi di mortalità di dodici diversi tipi di cancro in più di 2’400 contee cinesi comprendenti 880 milioni di abitanti. Un progetto di biomedica tra i più ambiziosi mai intrapresi.

The China Study è stato il primo importante progetto di ricerca condiviso dalla Cina e dagli Stati Uniti.

Decisiva per la rilevanza dello studio era la dieta tipica della Cina rurale, composta principalmente da cibi di origine vegetale.

In America, sottolinea Campbell, il 15-16% delle calorie totali consumate in un giorno proviene dalle proteine, di cui l’80% deriva da cibi di origine animale. Al contrario, nella Cina rurale solo il 9-10% delle calorie totali proviene dalle proteine, che sono al 90% di origine vegetale.

Si delinearono due grandi insiemi di malattie: quelle del benessere (cancro, diabete, cardiopatia, coronarica) e quelle della povertà (polonite, occlusione intestinale, ulcera,…). Causate rispettivamente dalla sovra-alimentazione e da inadeguatezza alimentare e/o carenze igienico-sanitarie. Quando un paese in via di sviluppo accumula ricchezze, la gente cambia abitudini alimentari, stile di vita e sistema igienico-sanitario. Quando questo accade sempre più persone muoiono a causa delle malattie del benessere mentre si riducono i decessi legati alle malattie della povertà.

The China Study ha confermato tutti i risultati ottenuti in laboratorio. Nelle contee Cinesi in cui si consumavano più proteine di origine animale, aumentava il tasso di mortalità legato al cancro.

Sostanze nutritive

Diamo un arapida occhiata alle principali sostanze nutritive che influiscono sulla nostra salute.

Proteine

Dal XIX secolo la parola “proteina” è diventata sinonimo di “carne” e quest’associazione ci segue ancora oggi.

Le proteine sono importantissime: nel nostro corpo ne esistono molti tipi diversi che, svolgendo diverse funzioni, rendono possibile la vita (enzimi, ormoni, tessuto strutturale, molecole di trasporto,…).

La dose giornaliera raccomandata di proteine dovrebbe essere circa il 10%. Un numero comunque molto alto, che corrisponde a circa 50-60 g di proteine al giorno.

Queste sostanze sono formate da amminoacidi di diverso tipo. Attraverso l’alimentazione dobbiamo procurarci circa otti esemplari di amminoacidi in modo da permettere al nostro corpo di creare tutte le sostanze proteiche di cui ha bisogno. A questo punto entra in gioco il concetto di qualità delle proteine. Più le proteine che ingeriamo ci forniscono i tipi e le quantità giuste di amminoacidi, più sono considerate di qualità (anche chiamate “proteine nobili”). Seguendo questo ragionamento, quale cibo sarebbe il più efficace? La risposta è: la carne umana. Ma dato che non possiamo servire in tavola i nostri simili, la seconda alternativa sono gli animali. Tuttavia però, in questo caso, la massima efficacia non corrisponde alla massima salute. Le proteine vegetali, senza dubbio più sane, sono considerate di “bassa qualità” perché, prese singolarmente, sono carenti di uno o più amminoacidi essenziali, ma come gruppo li contengono tutti. Per procurarsi tutti gli amminoacidi essenziali senza mangiare carne basta una sola regola: varietà.

 

Fibre vegetali

Queste si trovano solo nei cibi di origine vegetale. Hanno nessuna o pochissime calorie e contribuiscono a diluire la densità calorica delle nostre diete, creano un senso si sazietà e aiutano a placare l’appetito.

Spesso si teme che un apporto troppo elevato di fibre diminuisca l’assorbimento d’importanti sostanze come, ad esempio, il ferro. In tutte le ricerche però si è evidenziato l’effetto opposto: il ferro contenuto nel sangue aumentava quando si consumavano più cibi di origine vegetale. I cibi ad alto contenuto di fibre come il grano o il riso risultano anche molto ricchi di ferro, quindi un maggio consumo corrisponde anche a un maggior apporto di questo sale minerale.

 

Carboidrati

A differenza di ciò che solitamente si pensa una delle diete migliori che si possa consumare è una ad alto contenuto di carboidrati. Circa il 90% dei carboidrati che consumiamo derivano da frutta, verdura e cereali (quando questi alimenti vengono consumati allo stato naturale, non raffinati e non trattati). Questi carboidrati sono nella loro forma “complessa” ciò significa che vengono digeriti più lentamente e sono ricchi di fibre. All’estremità opposta dello spettro ci sono i carboidrati raffinati che non hanno più fibre, vitamine e minerali e causano solo un repentino aumento degli zuccheri nel sangue e il loro conseguente immagazzinamento come grassi. Ed è a causa dei carboidrati raffinati e trattati che queste sostanze nutritive hanno una pessima fama.

La verità è questa: a dispetto di qualsiasi tipo di dieta a ridotto apporto calorico, sarà il nostro corpo, attraverso una serie di complessi meccanismi, che deciderà quante calorie assumere e cosa farne. Quando trattiamo bene il nostro corpo scegliendo i cibi giusti, esso convoglierà le calorie a funzioni come mantenere il calore corporeo, gestire il metabolismo eccetera. Adottare diete ad alto contenuto di grassi e proteine porta le calorie a depositarsi sotto forma di grasso corporeo. Quindi una dieta a basso contenuto di grassi e proteine e ad alto contenuto di carboidrati complessi derivati da frutta, verdura e cereali integrali aiuta a perdere peso.

Colesterolo

Ci sono due tipi di colesterolo, quello contenuto nel cibo di origine animale (esogeno), e quello endogeno che produce il nostro corpo. Un livello alto di colesterolo è legato a maggio rischio di cardiopatie, cancro e altre malattie “occidentali” o del benessere. Bisogna ricordare che il colesterolo è una sostanza indispensabile per il funzionamento del nostro corpo, occorre però ridurre al minimo (o eliminare) il cosiddetto colesterolo “cattivo” che si accumula nelle arterie fino a ostruirle. Aumentando l’assunzione di cibi contenti colesterolo (quindi alimenti di origine animale), aumenta anche il livello di colesterolo “cattivo” Si è invece osservato che le sostanze nutritive derivanti da cibi di origine vegetale avevano l’effetto opposto: diminuivano i livelli del colesterolo “cattivo”.

Antiossidanti

Dietro ai bellissimi colori della frutta e della verdura ci sono delle sostanze chimiche chiamate antiossidanti. Sono presenti quasi esclusivamente nelle piante.

Noi umani produciamo bassi livelli di liberali radicali per tutta la vita. Queste sostanze possono far sì che i nostri tessuti s’irrigidiscano e diventino limitati nelle loro funzioni. Un po’ come nella vecchiaia. Gli antiossidanti delle piante agiscono nell’organismo umano come scudi antiossidanti, combattendo i radicali liberi.

Un famoso antiossidante è la vitamina C che ha una stretta relazione con il cancro. Attraverso The Cina Study si è osservato che, tra i soggetti in cui i livelli di vitamina C nel sangue erano bassi, era più probabile sviluppare un tumore. La vitamina C si assume principalmente attraverso il consumo di frutta, una pillola contenente la vitamina C non sortirebbe lo stesso effetto. Campbell insiste molto su questo punto. Le singole componenti (siano essi i grassi, le proteine o la vitamina C) presi singolarmente non possono aiutare a migliorare la salute. Il trionfo della salute non risiede nelle singole sostanze nutritive, ma nei cibi naturali che contengono queste sostanze. Quindi l’importante è mangiare in grandi quantità frutta e verdura intera e cereali integrali. Solo in questo modo si avranno solo benefici e nessun effetto negativo.

 

Campbell ha smesso di mangiare carne e ha eliminato quasi tutti gli alimenti animali. Nonostante l’età che avanza il suo colesterolo è calato, è fisicamente più in forma rispetto a quando aveva 25 anni e ha perso 20 chili. Un risultato interessante, non credete?

Nel resto del libro (che vi consiglio assolutamente!) Campbell descrive più in dettaglio le malattie del benessere e di come si possono influenzare e curare con l’alimentazione. Da poi dei consigli più pratici su come alimentarsi “correttamente” (v. il post di prossima pubblicazione The China Study, part II).

Nella terza parte invece propone una panoramica politico-finanziaria che spiega perché tutte le sue scoperte e quelle che andavano nella stessa direzione stanno facendo dannatamente fatica a farsi conoscere. Riassumendo: le lobby degli allevatori, dei produttori di latticini e simili hanno molta influenza e nessuna voglia che queste informazioni raggiungano il grande pubblico.

Ecco qui riassunto un libro interessantissimo. Per gli interessati, è disponibile anche in versione e-book 🙂

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