Venerdì 13 marzo

Lasciamo l’East Coast per una piccola deviazione all’interno. C’era un GP di magic e Reto ci teneva a vedere com’erano in America (cioè più o meno come qui, almeno per me ;)). In più ci eravamo dati appuntamento con due sue amici: uno trasferitosi in USA per lavoro, Andrea e l’altro, Chris, americano di nascita che aveva passato un po’ di tempo in Ticino prima di tornare a casa.

Dopo il check-in elettronico -abbiamo dovuto pagare i bagagli anche se avrebbero dovuto essere inclusi nel prezzo del biglietto. Protesteremo con edreams! – un donuts e un bagel alla cannella con le uvette abbiamo passato i controlli. Questi erano strani: ci hanno “scannerizzato” le mani con un bastoncino e ci han detto di lasciare tutto dentro le borse, anche il computer. Fortunatamente ci hanno anche lasciato tenere le scarpe (a Orlando avevamo dovuto toglierle). Anche il metal detector era normale e non il tubo inquietante di Orlando. Sono piccole cose, ma ti fanno sentire meno un terrorista e più un innocente turista. Fortunatamente ci eravamo piazzati davanti al nostro gate perché non avevano chiamato il volo, e ci siamo imbarcati quando ci siamo resi conto che mancava poco e l’hostess era lì ad un po’. Siamo stati gli ultimi a salire. L’aereo era piccolo piccolo come quelli che da noi fanno Lugano Zurigo: due sedili da una parte e uno dall’altra.

Il viaggio durava circa due ore. L’arrivo dall’alto è stato bellissimo: c’era un lago enorme con tutti i blocchi di ghiaccio (stile Polo Nord), ci stava! Anche il resto, visto dall’alto sembrava molto simile alla regione di Boston.

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Vista dall’aereo: benvenuti al Polo 😀

Siamo andati diretti in Hotel e fortunatamente la nostra camera era già pronta e abbiamo potuto lasciare lì le valigie.

Siamo usciti quasi subito per pranzare in un ristorante messicano (molto buono e poco caro). È bello perché in faccia all’hotel c’è una piccola zona pedonale dove ci sono un sacco di ristoranti interessanti.

Siamo poi andati al luogo del torneo a curiosare un po’. Reto ha giocato un paio d’ore poi siamo tornati indietro.

La sera abbiamo aspettato un po’ per vedere se un suo amico sarebbe venuto con noi a cena. Ricevendo solo silenzio come risposta siamo andati solo noi alla “Greenhouse Tavern” un ristorante che sembrava un pub ma aveva un sacco di vini e con un menù strano e di difficile comprensione (piatti fantasiosi e ingredienti che non conoscevamo). Reto ha preso dei bucatini al formaggio pepe e cacio e io una melanzana grigliata con sopra dei semi, un po’ di sugo e delle fette di pane tostato. Era buono e non abbondante così abbiamo preso anche il dessert. Ci siamo fatti consigliare dal cameriere perché il menù dei dessert era ancora più inintelligibile di quello dei piatti salati. Ci ha consigliato bene e siamo andati a nanna con la pancia felice 🙂

Sabato 14 marzo, GP Magic-day 1

Reto è uscito presto la mattina (bé, non prestissimo, alle 8.20) andare a giocare al GP.

Io ho passato una mattinata sonnacchiosa in Hotel. Ho letto a lungo, ho fatto un po’ di Pilates e ho lavato un po’ di vestiti. Spero che si asciughino entro lunedì a mezzogiorno. Dopo li strizzo ancora un po’.

Indagando sul museo del Rock (dove volevo andare nel pomeriggio) ho scoperto che costava 22 dollari e quindi ho deciso di lasciare perdere.

Verso le 13 ho preso computer e kindle e sono andata anch’io al Convention Centre. Il tempo era spettrale, non pioveva ma c’era la nebbia bassa. Tanto bassa che copriva la metà dei palazzi. In più c’era pochissima gente in giro, nonostante fosse sabato.

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Al GP ho letto e mi sono portata alla pari con il blog. Reto veniva a salutarmi nelle pause tra i match. Andare a questo genere di eventi come “spettatrice” ti permette di compiere interessanti studi sociali. Un modo carino per dire che di gente strana che n’è in giro davvero molta. Oltre alla figura classica del gamer: altezza media, tra il sovrappero e l’obeso, spesso con la barba, ci sono un sacco di individui che spiccano per stramberia. Il top di quel giorno sono stati un tale con una felpa dorata che si muoveva con nonchalance in mezzo alla folla e un tale smilzo con il cappotto e i capelli lunghi e unti che camminava guardando tutti con sguardo malevolo. Inquietante.

Reto ha giocato bene qualificandosi per il giorno dopo. Siamo usciti verso le 22 dal Convention Center (e non eravamo nemmeno gli ultimi!) e siamo andati a cena con i suoi amici. Il ristorante si chiamava “The winking lizard” (La lucertola ammiccante) e avevano un’ampia selezione di birre. Ho preso una Liefmans Fruitesse, una belga con fragole, ribes, lamponi, ciliegie e mirtilli. Era davvero squisita, fruttosa quasi quanto una sangria. Chissà se riuscirò a trovarla da noi:).

Penso che è stata la sera in cui siamo andati a letto più tardi di tutta la vacanza 🙂 che nonnini siamo XD

Domenica 15 Marzo, GP Magic-day 2

Mattinata e pomeriggio uguale a quello del giorno precedente con due differenze: mi sono completamente e totalmente persa nel libro che stavo leggendo e ho solo letto la mattina e il pomeriggio al Convention Center aspettando Reto. La seconda differenza è che ce ne siamo andati verso le 17.

Doccia e Relax in hotel e poi siamo tornati al Convention e abbiamo aspettato che un amico di Reto, Chris, finisse di giocare e poi siamo andati a cena.
Volevamo andare al ristorante messicano del primo giorno ma appena entrati ci han detto che la cucina era chiusa (ed erano le 21! peggio che in Svizzera!). Mentre stavamo cercando un alternativa è apparso un tipo che, dopo averci salutati, ci ha chiesto dei soldi. Nonostante la risposta negativa ci ha consigliato un posto in cui andare a mangiare (che nessuno di noi a capito) e poi se n’è andato con i suoi due pacchi di cibo (almeno credo che fosse cibo^^).
Alla fine abbiamo trovato una Taqueria poco distante. Il metodo per ordinare era simpatico. C’erano dei blocchi di fogli e delle matite. Potevi assemblare i tuoi tacos oppure scegliene alcuni già proposti da loro, mettevi la quantità, il tuo nome (Reto si è chiamato Jason e ha scelto i nomi anche per gli altri due amici: Jojo e Ugeeny X’D. Per una volta il mio nome era quello più normale). Dopo aver compilato i blocchi li passavi alla cameriera e il gioco era fatto.
Nei ristoranti messicani qui in USA ti portano patatine e salsa di pomodoro come se fosse il pane da noi…ed è free refill! 🙂 in più abbiamo anche preso una ciotola di formaggio fuso e abbiamo aperitivellato così. La birra non in bottiglia era servita nelle “jar” per la marmellata! Era davvero strano 🙂 Io ho preso un Dirty taco e un’insalata. L’insalata era buona, il dirty era piccantissimo! Mi sono arresa a metà e poi l’ho passato a Reto che mi ha dato a sua volta uno dei suoi con ananas e mango. Buono! 🙂

Dopo cena saluti commossi e diretti a nanna.

 

Lunedì 16 marzo

Dopo aver scoperto che allo Zoo di Cleveland c’erano i Koala, abbiamo deciso di andarci. Per questo abbiamo preso un volo che partiva da Cleveland alle 18, poi scalo a Philly e infine Montreal.

Abbiamo fatto le valigie e il chek-out, lasciando i bagagli in hotel e poi siamo partiti. Siamo andati con il bus. Il metodo per fare il biglietto era…diverso. Bastava che mettevi i soldi in una macchinetta posizionata di fianco all’autista e basta. Niente biglietto cartaceo. Era strano! Comunque per due biglietti 2.25 dollari. Per niente male rispetto ai nostri standard!

I bus in america mi inquietano sempre un po’, sembrano sempre pieni di “outcasts” e mi sento sempre un po’ fuori posto.

Arrivati alla nostra fermata siamo scesi e, dopo una breve discesa a piedi eccoci allo Zoo.

Purtroppo è stata un po’ una delusione, molti animali abituati al caldo erano stati portati via e non si potevano vedere. La sezione Australiana era chiusa (abbiamo però potuto vedere dei canguri) e lo spazio delle giraffe  era in rifacimento. In più tutti i negozi di cibo erano chiusi! Di aperto c’era solo il Pizza Hut, ma visto che era mattina eravamo più orientati verso una colazione che una pizza! Quindi abbiamo fatto il giro a pancia vuota e io di pessimo umore: ho bisogno del mio caffè la mattina!

Fortunatamente i Koala non erano nella sezione australiana ma in una casetta attigua. Erano 3 femmine e dormivano tutte 3 come d’abitudine! C’era anche un custode molto loquace che ci ha detto che i maschi sono molto morbidi, invece le femmine sono più ruvide, in modo che i piccoli riescano ad attaccarsi meglio alla schiena :3. In più dai pannelli informativi ho scoperto che Koala in lingua aborigena vuol dire “No drink”. I Koala infatti non bevono e traggono tutti i liquidi di cui hanno bisogno dalle foglie di eucalipto. Inoltre il cucciolo sta un anno un anno e mezzo con la mamma prima di andarsene per conto suo.

Bé, anche se c’erano pochi animali ho potuto ampliare la mia conoscenza sui Koala! in più c’erano anche i lupi, quindi!

Allo shop ho preso una cartolina con un Koala, una con un lupo e dei biscotti a forma di koala riempiti di cioccolato. La prima volta che li avevamo visti eravamo a Philly solo che mi inquetavano un po’ perché avevano anche un sacco di scritte in Cinese, o Jappo, non so. Visti la seconda volta lì allo Zoo ho deciso che era destino e li ho presi. Ho fatto fatica a non mangiarli (soprattutto dopo che il cassiere mi ha assicurato che erano buonissimi) ma li ho conservati per il ritorno a casa.

Di ritorno ci siamo fatti chiamare un taxi per le 15, pranzo al Chipotle e caffè da Starbucks per poi dirigerci all’aereoporto. Abbiamo ancora fatto il check in self-service e ancora abbiamo dovuto pagare per i bagagli. Sono sempre 50 dollari per due bagagli, ma comunque! Avrebbero dovuto già essere nel prezzo dei biglietto -.-. Protesteremo e vedremo quello che succede.

L’aereo è partito in tempo. A Philly abbiamo fatto in tempo a cenare (pizza e nodose -che hanno assaggiato anche i miei pantaloni, grazie al mio scarso senso dell’equilibrio) per poi prendere l’aereo verso Montreal *__*.

Siamo arrivati che era notte, c’erano tutte le luci accese ed era bellissimo. In più anche il fiume era ghiacciato. Era davvero un bel panorama. Mi sentivo felicissima: finalmente il Canada!

Passati i controlli (tipo guardano il passaporto, guardano te, ti chiedono come mai sei in Canada, dove alloggi e che lavoro fai e poi ti lasciano passare…altro che gli USA! XD), mentre ci dirigevamo ai taxi un tipo ha riconosciuto lo stemma dell’Ambrì sullo zaino di Reto e si sono messi a parlare di Giroux XD. Abbiamo prelevato, scoprendo che i dollari canadesi sono bellissimi (e in più hanno meno valore dei franchi). Mi aspettavo un freddo polare ma quella sera non era freddissimo, probabilmente perché era nuvoloso. C’era abbastanza neve in giro e sui bordi delle strade…ma non eravamo a Washington quindi il taxi ci ha portato senza problemi e senza sovratariffe al all’Auberge de la Place Royale. Come mostravano le foto su booking…è un posto bellissimo *____*. In un vecchio palazzo, con alcuni muri con le mattonelle a vista e arredato in modo molto famigliare. Avevamo anche una piccola ma fornita scorta di cibo, la macchina per fare il caffè americano, il microonde e un frigo fornitissimo (con tanto di vino e birra!). Doccetta rapida e poi subito a nanna, senza mettere la sveglia.

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