Mercoledì 11 marzo

Al Penn’s View la colazione era offerta ed era anche molto buona: c’era frutta, caffè, latte, succo, toast, burro e marmellata, cereali, oatmeal e, udite udite, anche la piastra per fare i Waffles con già pronti i bicchierini con la dose giusta di impasto *___* un sogno. Mi inquietava un po’ ma Reto mi ha convinta a provare e ne valeva davvero la pena. È venuta fuori molto buona! L’ho cosparsa di sciroppo d’acero e l’ho divorata.

Anche la stazione di Philadelphia, come avevamo potuto constatare all’arrivo, era una stazione “europea”. Il treno era abbastanza affollato ma siamo stati fortunati e siamo riusciti a stare vicini di posto. E così il lungo viaggio verso Boston è cominciato. Ho iniziato leggendo e dormicchiando. Quando mancavano circa 3 ore all’arrivo ho riaperto gli occhi. Meraviglia! Era un paesaggio stupendo. Il bosco innevato con le casette di legno nella neve e il mare! Era stupendo. Una regione da esplorare quanto torneremo in America (non so quando ma di sicuro ci torneremo).

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Vista dal treno (è gallina per via del finestrino). La neve e il mare 🙂

Arrivati a Boston la seconda piacevole sorpresa: era tiepido! Si stava bene anche senza capotto e c’era il sole. È stato un buon inizio.

Prima che Reto dicesse l’indirizzo al tassista non mi ero resa conto che avremmo alloggiato all’Hilton :)È vicino all’aereoporto, ma con un servizio navetta che passava anche dalla stazione della metrò più vicina, quindi gas mal!

Abbiamo lasciato i bagagli e siamo andati a fare un giretto, un po’ a caso per le vie del North End. Dopo la passeggiata abbiamo fatto una breve visita al TD Garden, pista e campo rispettivamente dei Boston Bruins e dei Celtics, dove abbiamo preso una maglia per un nostro amico. Dei Bruins, ma non mi ricordo di chi.

Nel frattempo erano le 19 e siamo andati alla “Bell in hand Tavern” la più antica di Boston per una biretta e una aperitivo. Visto che avevo ancora preso una pastiglia non ho preso birra ma qualcosa con il te di canapa, era alcolica anche quella ma poco ed era molto buona. Le tapas di scampi erano semplicemente squisite. Di sicuro fatte in casa: quattro fette di pane croccante, 5 scampi e un sugo delizioso, perfetto.

Per concludere la serata siamo andati all’Hard Rock dove, dopo il solito pranzo luculliano, ho preso una maglia. Per ora siamo andati solo due volte all’Hard Rock. Pensavo di più ma mi va bene così. Mi piace esplorare nuovi posti.

Siamo tornati in Taxi (prendere nuovi biglietti della metrò e chiamare in hotel per farci passare a prendere sarebbe costato quasi uguale) e ci siamo subito infilati sotto le coperte.

Giovedì 12 marzo

La giornata era limpida ma ventosa e fredda. Ci siamo rifugiati in un “Prêt a manger” vicino alla stazione della metropolitana, abbiamo fatto colazione e poi ci siamo incamminati verso il punto di partenza del Freedom trail. Ci siamo arrivati con qualche deviazione in un paio di negozi, dove abbiamo trovato le scarpe che ci aveva chiesto la sorella di Reto (le abbiamo prese nel ritorno).  Infine siamo arrivati al Boston Common e abbiamo percorso il Freedom trail ripercorrendo le tappe fondamentali della storia di Boston e dell’inizio della ribellione che ha portato alla creazione degli Stati Uniti d’America.

Il percorso era molto ben segnalato e ben fatto. Ci stava assai. Unico neo è che per farci salire sull’USS Constitution (o la “vecchia fianchi d’acciaio”) una barca (una barca!) ci han chiesto le carte d’identità e ci han fatto passare attraverso il metal detector. Ero allibita e incazzata: non aveva senso. Avevo esaurito la pazienza per tutti gli inutili controlli di sicurezza americani-.- Abbiamo fatto un giretto sul ponte ma non siamo andati di sotto (dopo aver guardato le scale abbiamo deciso che non avevamo voglia di spaccarci l’osso del collo, quindi abbiamo lasciato perdere).

Abbiamo ripreso il cammino su una collinetta piena di casette stupende fino all’obelisco dove i bostoniani avevano respinto tre volte gli inglesi prima di soccombere con onore.

Abbiamo fatto una mini pausa su una panchina godendoci il sole (il vento si era calato un attimo) poi siamo tornati indietro, abbiamo preso le scarpe e siamo tornati in Hotel. Visto che la stazione della metro era molto vicina abbiamo provato a tornare a piedi. I marciapiedi o non esistevano o erano coperti di neve e le strisce pedonali non c’erano proprio ma alla fine, camminando sui prati e sui bordi delle strade abbiamo raggiunto l’Hilton (e deciso che la sera saremmo tornati in taxi).

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Veduta panoramica dall’obelisco

Abbiamo rifatto le valigia in vista del viaggio in aereo poi siamo andati a gustarci la nostra ultima cena a Boston. Visto che ci era piaciuta la “Bell in hand Tavern” siamo tornati lì. Scelta azzeccata visto che facevano vedere la partita dei Tampa contro i Bruins (vinta da questi ultimi ai rigori). Io ho ripreso il té e le tapas di scampi insieme un’insalata con dei tortini di granchio deliziosi. Stavo per provare il roll di aragosta, ma non ci sono riuscita, non sapendo come avevano cotto i crostacei (lì non li avevano, quindi immagino comprino la carne da qualcuno…e il non sapere se quel qualcuno le cuocesse vive mi ha fatto desistere). Per dessert, il Cake tipico di Boston. Era delizioso, un disco con una specie di mousse alla vaniglia e al cacao con un cuore di pan di spagna al cioccolato. Era davvero buonissimo e anche Reto, che non ama quanto me i dolci ed era già sazio, gli ha fatto onore. Abbiamo speso un po’ ma ci stava assai.

Boston città promossa al 100%. Ci è davvero piaciuta molto.

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