Sabato 7 marzo Washington-New York

Come il giorno precedente abbiamo attraversato la strada per andare al Peet’s a fare colazione con un delizioso Maple latte. Tornati in hotel abbiamo fatto il check-in e, fermato un taxi, siamo andati in stazione. Sorpresa sorpresa! Finalmente era una stazione “normale”, ossia come quelle a cui siamo abituati: grande, con tanti binari e dei negozi. È stata una bella sensazione. Reto ne ha approfittato e abbiamo preso un bicchiere di frutta, l’abbiamo mangiata sul treno ed era deliziosa.

Il viaggio è andato bene, il treno era un po’ meno spazioso di quelli a cui eravamo abituati di solito ma aveva anche il wireless. Il che non era per niente male (chiaramente non funzionava al 100% perché prendeva la rete come il 3G ma era un lusso inaspettato :)).

Arrivati a New York è stato piacevole avere già più o meno un’idea di dove eravamo e siamo potuti andare in hotel a piedi, era a tipo 15 minuti. In quel breve viaggio ha iniziato a farmi male la gola, cosa che poi è degenerata in un fortissimo raffreddore che mi ha perseguitata nei giorni seguenti. Me lo aspettavo, soffro moltissimo gli sbalzi di temperatura…e da Orlando a Washington abbiamo fatto un bel salto!

La nostra camera non era ancora pronta, allora abbiamo lasciato i bagagli in hotel (ho tenuto il bigliettino che hanno messo sui bagagli per identificarli: sembra mega antico). E siamo andati a farci un giretto a time square, in cerca di vestiti e/o scarpe. Non abbiamo trovato nulla delle due cose ma abbiamo preso un caffè e mangiato un panino da Starbucks e poi siamo andati a prendere possesso della nostra camera e a prepararci per il grande evento della serata: il Wrestling! “Road to Wrestlemania” .

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L’entrata del Barclays Center

Fortunatemente in camera ci avevano lasciato un promemoria: quella notte si sarebbe passati all’ora legale. Che ironia! Ci eravamo appena ripresi dal jetlag e ora un altro cambiamento! J Tuttavia quello che ci premeva di più in quel momento era andare a “Road to Wrestlemania”. Ci siamo recati a Brooklin in metrò e all’inizio siamo rimasti un po’ delusi: ci aspettavamo più merchandising e i commentatori, ma era molto simile all’evento a cui eravamo andati qualche anno prima a Zurigo: giusto il ring e il presentatore.  Non c’erano nemmeno i tanto agognati fuochi di artificio quando entravano i wrestler.  Dopo poco tempo però ci siamo ricreduti. Era tutto diverso, soprattutto il pubblico! È stato davvero bello! Ne valeva la pena! Nonostante la tipa davanti a noi che continuava ad alzarsi e il bambino dietro di noi che continuava a urlare “USA!, USA!, USA!”con una voce decisamente troppo stridula per poter essere sopportata (anche i nostri vicini di posto davano segni di insofferenza) . C’erano anche altre due cose strane nel pubblico. Una l’avevo notata già durante il basket a Washington: gente che arrivava dopo che la partita era iniziata, anche tipo dopo due tempi. Lì avevamo pensato che fosse in qualche modo causa del tempo (le strade erano libere dalla neve, ma li avevamo visti andare in panico per una nevicata, quindi non si poteva mai dire). Un’altra cosa strana è che, durante il wrestling, la gente arrivava e si sedeva, così a caso. Poi arrivavano i legittimi proprietari deli posto e si spostavano andando a cercare il loro “vero” posto (almeno spero non andassero a sedersi di nuovo a caso!).

Tornati in hotel subito a nanna, anche se mi sono svegliata tipo 5 volte perché il calorifero, ogni tanto (mi domando ancora come mai), faceva dei colpi fortissimi. Come se tipo qualcosa ci sbattesse contro. Abbiamo anche guardato con la pila ma non siamo riusciti a vedere niente di strano. Segreti di New York che abbiamo sopportato per tutte le notti passate in quell’hotel.

Questo per NY era una “Seconda possibilità” perché ci eravamo già stati per una settimana 4 anni prima con degli amici. Quella volta non mi era piaciuta per niente. Quest’anno avevo deciso di riprovarci visto che tutti dicevano che era una bellissima città.

Domenica 8 marzo

Dopo una buona e lunga dormita per non subire gli effetti dell’ora legale, ci siamo concessi  una tarda colazione a base di donuts al Dunkin e poi caffè allo Starbucks (come facevamo la nostra prima volta a NY).

Avevamo in programma di andare a vedere il “ferro da stiro” e poi fare un giro in barca per andare a vedere la statua della libertà. Fermandoci in un paio di negozi lungo la strada.

Alla fine abbiamo solo visto il “ferro da stiro” e fatto shopping annullando il giro in barca (senza contare il fatto che stavo malissimo per via del raffreddore).

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Ferro da stiro e simpatici pupazzi di neve di marmo

Siamo tornati a casa con le borse piene e, per concludere bene la serata, siamo andati a cena al ristorante preferito di Reto: Il Ruby Tuesday. Abbiamo dovuto aspettare solo un 20 minuti poi ci hanno fatto sedere (il fatto del perché ti facciano aspettare anche se hanno dei tavoli vuoti ancora ci sfugge) e Reto, dopo 4 lunghi anni di attesa, ha finalmente potuto riassaporare le speciali ribs del Ruby :). Io non le ho prese perché non vado delle ribs e della salsa barbecue e ho ripiegato su un petto di pollo grigliato con delle verdure. Molto buono tra l’altro. Ho anche preso la famosa cheescake (non potevo andarmene senza provarla). Non era male ma è di gran lunga più buona quella che faccio io^^.

Lunedì 9 marzo

La mattina siamo usciti con l’intenzione di percorrere la highline (un vecchio tratto di ferrovia trasformato in un giardino). Dopo una colazione al Café Bene (bellino, bellino), abbiamo iniziato a cercarla per desistere poco dopo per due ragioni: non volevamo perdere tempo che avremmo potuto passare al museo di storia naturale e io stavo per morire (dal raffreddore e dal mal di testa).

Siamo tornati in Hotel, ho preso una pastiglia e siamo andati a una Hearthland Brewery per pranzare con degli aperitivi. Visto che ero impasticcata non ho preso birra ma il cibo era davvero buono: Nachos, bastoncini di mozzarella fritti, e mini hamburger.

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Tra una cosa e l’altra siamo arrivati al museo che erano le 15.00. Abbiamo preso il biglietto (non so se gli stavamo simpatici o se ha capito male ma ha fatto due biglietti studenti invece di uno solo). Abbiamo pagato un po’ di più per poter visitare anche un esposizione temporanea sulla scienza delle catastrofi naturali; era molto ben fatta e interattiva. Dopo di che ci siamo precipitati nella sezione che ci interessava di più: quella dei dinosauri! Eravamo già stati accolti all’entrata da tre fossili ma in quelle tre-quattro sale abbiamo potuto approfondire meglio la storia e anche toccare con mano i fossili. Faceva un certo effetto. Ho fatto una foto con un triceratopo :3 il mio dinosauro preferito.

Dopo i fossili ci rimaneva poco tempo per i resto ma abbiamo passeggiato un po’ per i vari diaporami finché dall’altoparlante hanno iniziato ad avvisare in una moltitudine di lingue che il museo stava per chiudere.

Siamo tornati in hotel passando per la settima strada, grigia e sporca come il resto di New York, nonostante la sua fama.

Poco prima di uscire a cena, facendo la valigia, mi sono accorta che dalle mie scarpe nuove non avevano tolto il blocco di plastica che serve a non farle rubare (come abbia fatto a uscire dal negozio senza farlo scattare è un mistero).  Chiaramente avevo buttato lo scontrino, ma visto che avevo pagato con la carta di credito c’era qualche speranza che avessero registrato il pagamento. Siamo scesi fuori dallo Starbucks (per cercare un wireless che peraltro non funzionava) per cercare l’indirizzo del negozio. Non trovandolo ci siamo incamminati furiosamente ma, avendo realizzato che i negozi erano tutti chiusi e eravamo ancora un bel po’ distanti dal negozio, abbiamo desistito. Abbiamo presto un taxi e ce ne siamo tornati in hotel con le pive nel sacco. Prima abbiamo dato un occhiata al Bubba Gump, dove volevamo andare a cenare e rigurgitava di gente. Reto è riuscito a spostare l’orario del treno del giorno dopo per Philadephia alle 12 invece che alle 9, così saremmo riusciti a passare in negozio prima di continuare il nostro viaggio.

Siamo di nuovo usciti per cenare e sorpresa! Al Bubba (che era stranamente deserto) ci hanno detto che per un problema avevano dovuto chiudere le tubature dell’acqua, quindi tutti i ristoranti in quell’area erano chiusi. Della serie: non c’è limite al peggio.

Sconsolati abbiamo preso un paio di panini al Danny’s (il supermercato vicino all’hotel, fortunatamente aperto 24h su 24) dei biscotti e abbiamo cenato in camera maledicendo New York. Seconda possibilità andata proprio male!

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Una cosa belladi NY: skyline

 

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