27 febbraio

Ok, solo chi segue il wrestiling capirà il titolo. Per tutti gli altri: buzzards sono le poiane…e non ne ho mai viste così tante in un giorno solo!

Dunque, alle 6-7 di mattina eravamo entrambi sveglissimi. Visto che dovevamo comunque aspettare fino alle 10.45 per il taxi per la stazione abbiamo deciso di non soffermarci troppo sul prezzo e siamo andati a fare colazione in hotel. Io con dei deliziosi pancakes con sciroppo d’acero e Reto la più classica american breakfast, con tanto di patate al forno. Il caffè era solubile ma passabile.

Alle 10.45, come previsto ci siamo recati in stazione. Da bravi svizzeri ci aspettavamo qualcosa stile Zurigo e avevamo paura di non trovare il treno giusto. Poi siamo arrivati. Desolante. Era umilissima, scarna…insomma…quella di Lugano è circa 3-4 volte più grande (contando solo il pian terreno). E c’erano 2 treni. Uno era appena partito e l’altro sarebbe stato il nostro. Eravamo piuttosto perplessi. Volevamo anche prendere il pranzo ma c’erano solo macchinette tipo selecta. Da questo abbiamo capito quanta importanti sono i treni in America. Bé, abbiamo aspettato di salire sul treno. Un portoricano ha cercato di attaccar bottone ma non capivo una parola di quello che diceva, quindi il tentativo è fallito presto. Il treno da fuori sembrava come la stazione, ma una volta saliti non era male, c’era un sacco di spazio tra i sedili davanti e dietro ed erano tutti posti da due. Sono iniziate così le nostre 5 ore di treno con mille poiane avvistate, sonnellini e snacks (bisocotti dell’ovomaltina portati da casa, una barretta Lion che la hostess ci aveva regalato sull’aereo dopo aver travolto il piede di Reto con il carrellino e due pacchetti di Doritos –nachos al formaggio- che Reto ha preso nella carrozza ristorante del treno).

All’inizio il panorama non era un granché: c’erano troppi alberi per guardarsi intorno.  Dopo qualche ora c’erano ampie praterie con mucche nere sparse qua e là. Poi siamo entrati nella regione dei “laghi” e il paesaggio si è riempito di laghi, laghetti e paludi che si alternavano alle mucche. Il cielo era grigio e ogni tanto pioveva.

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I famosi aranci della Florida.

Con 25 minuti di ritardo siamo arrivati a Tampa e, dopo Miami, non ci siamo quasi stupiti del fatto che la stazione fosse giusto una lunga banchina sconnessa con una mini entrata in fondo. Il “freddo” invece ci ha colpiti di più : era ventoso e c’erano almeno 5-6 gradi in meno rispetto a Miami e si sentiva! Effettivamente eravamo anche 5 ore di treno più a Nord.

Abbiamo preso un taxi fino all’hotel. È magnifico! Tutto nuovo e spazioso, situato in un antico palazzo di fianco a una chiesa cattolica (è una delle cose che mi colpiscono di più in America. Le vecchie chiese in sasso di fianco ai grattacieli).

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Tuttavia il tempo incalzava così ci siamo cambiati e ci siamo diretti all’Amalie Arena, home of the Tampa Lightning. L’arena era stupenda, e c’era un’atmosfera magnifica e tutti erano simpatici e amichevoli. Reto era felice come un bambino e si è presto 3 maglie e 2 puck allo store. Io invece, nel secondo intervallo, mi sono presa una mug commemorativa piena di cioccolata calda –squisita-. La mug è blu scura, con da una parte il logo del caffè e dall’altra il fulmine dei Lighting. Ci stava! Il match, nonostante le mille interruzioni pubblicitarie e la musica spacca timpani, è stato bello. I Lightning hanno visto 4-0, il top! La cosa più divertente tuttavia erano gli “spara fulmini” che c’erano. Facevano molto atmosfera.

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Amalie Arena

Dopo la partita eravamo entrambi sfiniti e ci siamo trascinati in hotel per la nanna. Avevamo mangiato alla partita, pollo fritto e fish and chips e avevamo addirittura trovato la Kilkenny e la Smithwick’s da bere, le nostre birre iralndesi preferite! Una serata perfetta! Per fortuna la mia Smithwick e la cioccolata calda non mi hanno fatto strani effetti!

28 febbraio

Sveglia alle 8.30 (stiamo cominciando ad abituarci all’orario). Piovigginava e ci siamo incamminati verso lo Starbucks, ora di arrivarci (circa 25 minuti) e pioveva forte. Abbiamo preso caffè e colazione e ci siamo piazzati fuori a mangiare (al coperto, nonostante la pioggia, si stava bene). Abbiamo usufruito del wireless e visto che la pioggia non sarebbe cessata se non nel pomeriggio abbiamo deciso di andare subito ad un centro commerciale e di fare un giro per la città la sera.

Il centro valeva la pena e i soldi del taxi!  Ho trovato un borsellino e preso un braccialetto che avrebbe donato 3 matite a un bambino povero. Non è niente di speciale, solo un filo elastico con delle perline ma quello che ci voleva per dare un po’ di colore al mio polso e poi ho fatto del bene. Reto, contrariamente a me, ha trovato un sacco di cose: pantaloni, felpa e scarpe. Un trend inusuale, di solito sono io che compro un sacco di cose! Ma non mi lamento 😉 Abbiamo anche preso un po’ di candele profumate! Il negozio del te non era niente di speciale, ho deciso di non prendere niente anche perché era da super-cultori del te. Non faceva per me. Dopo il nostro giro abbiamo pranzato al Chipotle…super buono come sempre! È stato come ritrovare un vecchio amico.

Siamo ritornati in hotel ad aspettare che la pioggia passasse.  Siamo usciti verso le 16 e abbiamo camminato lungo la Riverwalk, il lungofiume di Tampa. È davvero una passeggiata molto bella che costeggia il fiume, lastricata di marmo e con mezzibusti e pannelli informativi. Siamo andati fino al Museum of Culture, che contiamo di visitare domani. C’è pure una mostra sui pirati che mi pare molto interessante, mi hanno sempre affascinata. C’era pochissima gente in giro…forse il tempo non molto bello?

Ci siamo beccati ancora un po’ di pioggia nel ritorno, ma ne abbiamo approfittato per fare un po’ di scouting: un ristorante per la cena. Nell’isolato vicino all’hotel c’erano un ristorante messicano, uno spagnolo, una pizzeria senza pretese e una paninoteca che sembrava carina. Alla fine ha vinto il messicano. Siamo andati una prima volta (bagnandoci ben bene perché pioveva e noi chiaramente non avevamo l’ombrello) vista la coda ci siamo ritirati in hotel ad asciugarci e bere un drink e poi siamo tornati. Il locale era molto bello, decorato con luchadores dipinti e anche il cibo non era male. Peccato solo per l’aria condizionata: a un certo punto faceva talmente freddo che ho dovuto mettere la giacca da sci di Reto…e alla fine siamo scappati. Peccato.

Alle 5 di mattina luce lampeggiante e allarme in camera: siamo dovuti uscire per pericolo di incendio. Che spavento! Per fortuna era una notte tropicale e non pioveva più. Siamo stati sul marciapiede per un po’, sono arrivati i pompieri e poi ci hanno fatto rientrare: colpa di un idiota che ha ben pensato di mettersi a fumare sull’ascensore. Se non altro abbiamo scoperto che il sistema di sicurezza funzionava benissimo. Reto non è più riuscito a dormire…io poco e malino. Non male come ultima notte a Tampa.

1 marzo

Dopo la nottata agitata, ci siamo concessi una super colazione in un locale americano. Mi hanno portato un’intera brocca di caffè *__* un sogno! Ho ordinato il latte a parte e mi sono fatta il mio amato latte macchiato. Le porzioni erano americane. Abbiamo mangiato proprio bene!

in seguito, con la pancia piena, siamo tornati in hotel, rifatto le valigie e fatto il check out, chiedendo di chiamarci un taxi per le 16.15.

C’era il sole e si stava proprio bene. Siamo andati al Museo delle culture: molto interessante e piuttosto interattivo. Ci stava! L’unica delusione erano i pirati, era solo una sala con dei quadri di artisti contemporanei e non sui pirati. Carino ma niente di speciale.

Visto che poi ci rimaneva ancora tempo, abbiamo scoperto per caso il tram storico di Tampa. Abbiamo colto al volo l’occasione e ci siamo fatti un giretto. Siamo andati fino a Ybor city, il quartiere cubano della città. Era molto carino, con “sigarerie”, negozi e ristoranti. Strapieno di turisti, ma carino. Si respirava un’aria diversa.

Infine siamo tornati in hotel e, invece del taxi, per andare in stazione abbiamo usato una navetta dell’hotel che non abbiamo nemmeno dovuto pagare. Pas mal!

La stazione, ormai ci aspettavamo la miseria, era solo una sala d’aspetto giusto un po’ più grande di quella di Miami.

Il treno era in orario (ma siamo comunque arrivati con un ritardo di mezz’ora a Orlando). Il viaggio è stato tranquillo, passato ad ascoltare musica e a guardare fuori dal finestrino (non era molto variato come paesaggio: casette, campi di aranci, paludi, ma per due ore andava bene).

A Orlando abbiamo avuto la fortuna di beccare l’unico taxi in stazione e, anche se l’autista era un po’ strano, ci ha portato in hotel sani e salvi.

La sistemazione è stata un po’ dura da accettare dopo il lusso di Tampa, ma pulito, e questa è l’unica cosa che conta.

Intorno all’hotel era pieno di ristoranti e siamo andati in una Steakhouse, la “Longhorn”, molto buona! E anche l’aria condizionata era sopportabile.  Il cameriere era simpatico e super disponibile e ci siamo fatti spiegare anche come funziona con la mancia se si paga con la carta di credito: quando ti porta la ricevuta lasci scritto quanto gli vuoi dare e poi il cameriere lo scala dalla carta di credito. Almeno ora sappiamo come fare. Sti americani… XD

 

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